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I “partigiani del pane”. Fornai sotto l’artiglieria per sfamare la popolazione #finsubito prestito immediato




La distribuzione del pane nella zona di Kherson alla popolazione provata dalla guerra – Ansa

I “partigiani del pane” hanno ripreso a sfornare pagnotte per la gente di Kochubeiv. E’ un mestiere pericoloso: si lavora di notte, durante il coprifuoco, e il fumo che sale dai comignoli indica alle forze russe esattamente dove colpire. Nei mesi scorsi il panificio è stato bombardato più volte, ma la traiettoria di tiro dall’altra parte del fiume non è così facile. La gente della provincia di Kherson ha raccolto fondi e materiali. Questa settimana sono state installate nuove finestre e porte pesanti per isolare i locali e proteggere i fornai. I russi però non si allontanano.

«Sulla riva sinistra della regione le forze di occupazione stanno rifornendo le loro unità», conferma Vladyslav Voloshyn, portavoce delle Forze di difesa del sud. Un’intera divisione di battelli fluviali è stata dislocata nell’area. A Stepanivka, nella periferia di Kherson dove i soldati ucraini organizzano i rifornimenti per le prime linee sul fiume Dnepr, hanno notato che l’artiglieria negli ultimi giorni si è fatta più insistente e la gittata arriva più in profondità sui centri abitati. Gli ufficiali, forse per non allarmare più del dovuto i residenti rimasti, dicono che i battaglioni russi non tenteranno di nuovo l’attraversamento del fiume, come avvenne nel 2022, «ma cercano di rafforzare le posizioni perché temono assalti e azioni offensive da parte nostra».

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A centinaia di chilometri, in territorio russo, ieri le difese antiaeree hanno abbattuto un drone a San Pietroburgo, secondo testimonianze sul posto citate dai media locali. L’informazione è stata confermata da una fonte della gestione delle emergenze. L’attacco nella seconda città della Russia, e feudo personale di Vladimir Putin, non ha comportato minacce per la popolazione. In precedenza, i media russi avevano riferito di una breve interruzione di corrente in uno dei quartieri di San Pietroburgo in coincidenza con l’abbattimento di un drone nemico. Il ministero della Difesa russo ha riferito di aver intercettato venerdì sera 16 dispositivi senza pilota in tre diverse regioni.

I canali di comunicazione tra le parti non sono però del tutto sigillati. Russia e Ucraina hanno scambiato 95 prigionieri di guerra ciascuno, con un accordo mediato dagli Emirati Arabi. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato che i membri dei servizi russi rientrati sono stati sottoposti a controlli medici in Bielorussia. I notiziari ucraini hanno annunciato la liberazione, fra gli altri, del giornalista e attivista per i diritti umani Maksym Butkevyc. Molti dei prigionieri ucraini rilasciati sono appartenenti alla brigata Azov, catturati durante i combattimenti per la conquista della città portuale di Mariupol nella primavera del 2022. Il presidente Volodymyr Zelenskiy ha dichiarato che l’operazione Kursk, con cui le forze ucraine hanno preso il controllo di una parte della regione russa di confine nel Nord, aveva anche lo scopo di aumentare il numero di soldati russi catturati per fare poi pressione negli scambi di prigionieri. Nei giorni scorsi si era appreso che la giovane reporter ucraina Victoria Roshchyna, sparita nell’agosto 2023 in circostanze mai chiarite mentre si era recata nell’est, è morta in una prigione russa dove avrebbe subito torture.

L’ultimo scambio di prigionieri arriva in un momento che la diplomazia cerca di decifrare. Nessuno si fida di nessuno e più volte le apparenti aperture negoziali sono naufragate o si sono rivelate un bluff. Ma ieri il Cremlino ha fatto sapere attraverso il portavoce Dmitrij Peskov di accogliere con favore l’apertura del cancelliere tedesco Olaf Scholz a dei colloqui con il presidente russo Vladimir Putin. Intanto Mosca ha annunciato oggi che le sue truppe hanno preso il controllo del villaggio di Zoryane, nella parte orientale dell’Ucraina, riuscendo così ad avvicinarsi al centro industriale di Kurakhove. «La località di Zoryane è stata liberata», ha annunciato il ministero della Difesa russo.

Per la popolazione civile le notizie che arrivano dalle cancellerie cambiano poco la quotidianità. Le temperature sono scese in fretta e mentre le famiglie delle aree più remote tentano di accaparrarsi legna da ardere e provviste per l’inverno, i contadini si affrettano a lavorare la terra prima delle gelate. Anche guidare un trattore tra i campi è un lavoro ad alto rischio. Non bastasse il restare esposti all’aperto, le minacce non arrivano solo dall’alto. Ieri a Beryslav, nella regione di Kherson, un coltivatore di 31 anni ci ha quasi rimesso il volto. Aveva appena abbassato l’aratro del suo trattore per smuovere il terreno e tracciare solchi in vista della semina dei cereali. Come molti altri si era recato nei campi indossando il giubbetto antischegge. Ma non è servito a molto quando un ordigno rimasto finora inesploso ha ribaltato il mezzo e travolto e ferito seriamente l’uomo.

Non se la passano meglio i residenti delle zone occupate. Quasi metà dell’intero governatorato di Kherson è controllato dai russi che proteggono l’accesso alla Crimea occupata dal 2014. La propaganda di Putin sostiene che chi è rimasto nei villaggi “russificati” lo ha fatto per scelta, preferendo Mosca a Kiev. Ma sono le autorità russe a smentirsi con provvedimenti che mostrano come stiano le cose.

In quelle zone a causa dell’occupazione da quasi tre anni gli anziani ucraini non possono più ricevere la pensione da Kiev. Fino ad ora la Russia ha sopperito con sussidi sporadici, ma dal prossimo mese verranno sospesi per chi ancora non ha chiesto il rilascio del passaporto. Il decreto delle autorità occupanti è un ultimatum, perché rinunciare alla cittadinanza russa vuol dire due cose: perdere una possibilità di sostentamento e rischiare l’accusa di «collaborazionismo» con quello che è ancora definito dai russi «regime di Kiev». Facendo la fine di quanti vengono trascinati in prigione mai più tornando indietro da vivi.

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